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Rivista Kaizen Blog

Carne trita

Carne trita

28/11/2016

Un libro da poco pubblicato e un programma inchiesta sugli allevamenti già inserito nei palinsesti Rai 2017: il cuore grande di Giulia Innocenzi è sempre più in prima linea per un futuro più salutare, sostenibile e soprattutto etico
Ci siamo già incontrate qualche mese fa, proprio su Vegan Italy, per parlare della mancanza in Italia di un dibattito intellettuale sulla questione dei diritti degli animali. L’ultimo impegno di Giulia Innocenzi è un’inchiesta senza precedenti sull’industria alimentare in Italia che l'ha spinta a entrare di nascosto dentro gli allevamenti.
Martina Donati, che l'ha intervistata per Vegan Italy di dicembre, le ha chiesto qual è la cosa che l'ha colpita di più tra tutte quelle che ha visto? «Mi hanno colpito tante cose, ma forse più di tutto il video girato dalla capitaneria di porto che lavorava per la procura di Santa Maria Capua Vetere mentre investigavano in un allevamento di bufale nella provincia di Caserta. Si sono trovati davanti a un recinto dove c’erano sei o sette piccoli bufali che sembravano morti, ma a un certo punto uno di loro si è mosso, allora una poliziotta dice: «Quello è ancora vivo». Gli alza una gamba e: «Ecco, sì, è maschio». Una scena terribile, il bufalino stava morendo in mezzo ai cadaveri dei suoi fratelli, perché in quanto maschio non è produttivo e i venti euro necessari per la macellazione sono considerati una spesa inutile dall’allevatore, che preferisce farli morire di sete e di fame. Mi sono chiesta dove fosse finita l’umanità». ...

Io sto con gli orsi

Io sto con gli orsi

24/11/2016

Amore, energia, carisma e rabbia nei confronti di un mondo che ha ancora tanta strada da fare per essere migliore: questa è Jill Robinson e Animals Asia è la sua casa, da cui combatte contro lo sfruttamento degli orsi e di tutte le creature viventi. Fondatrice e CEO di Animals Asia, membro dell’Impero britannico e laureata in veterinaria, insignita di lauree honoris causa, è una pioniera del benessere animale ed è riconosciuta in tutto il mondo come l’esperta più autorevole della terrificante industria della bile d’orso, contro cui combatte dal 1993.
Nell'intervista su Vegan Italy di dicembre, ci racconta come è nata Animals Asia. «Mi sono trasferita a Hong Kong nel 1985, e ho iniziato a lavorare per l’International Fund for Animal Welfare (IFAW) nel 1986. Dodici anni dopo, insieme a quattro amici ho fondato Animals Asia, nella data propizia 8/8/1998 (in molte culture, come quella tibetana, il numero 8 ha valenza favorevole, NdR), perché volevamo fare qualcosa per la sofferenza degli orsi tenuti in cattività, e intervenire da un punto di vista «locale», con un gruppo di persone con cui avevo vissuto e lavorato a lungo in Asia. Mi sembrava il modo migliore per portare alla ribalta questa condizione. Ero anche diventata più consapevole della necessità di sviluppare programmi che coinvolgessero attivamente le amministrazioni e le comunità locali, oltre agli animali.
Negli anni, abbiamo trasmesso un messaggio di cambiamento e di stimolo ad agire in maniera pacifica, per distruggere l’immagine degli animali visti come beni da sfruttare. Oggi per esempio, consideriamo i cani degli eroi: aiutano le unità di soccorso durante le emergenze, affiancano insegnanti e terapisti...
Prima invece, erano solo un’altra voce sul menu (insieme ai gatti). Perché il cambiamento per tutti gli animali può anche partire dal basso, cominciando a provare empatia per le singole specie.
Tra le battaglie di Animals Asia,spicca quella contro l’estrazione della bile d’orso. La bile d’orso viene spacciata come un rimedio per tutti i mali che affliggono l’umanità, ma in realtà è una truffa Fin da subito, abbiamo capito che sarebbe stato fondamentale per i nostri obiettivi collaborare con le istituzioni statali e locali. La nostra campagna contro l’estrazione della bile d’orso è attiva da più di 20 anni, e devo ammettere che è una soddisfazione vedere finalmente esplodere il sostegno della Cina. Ora le aziende che la producono sono un «problema»: in Vietnam sono sulla strada dell’estinzione, e l’87% dei cinesi è disposto a impegnarsi attivamente per accelerarne la chiusura definitiva». ...

Il frutto con il casco

Il frutto con il casco

22/11/2016

Siamo a novembre e tornano graditi i frutti oleaginosi, magari delle squisite nocciole arrostite, da sgranocchiare calde, accompagnate da un buon rosso di campagna…
E a proposito di nocciole, siete sicuri di conoscerle?
In esclusiva per Vegan Italy ecco una ricetta di Annalisa Malerba che casca a fagiolo… Anzi, per dirla tutta, i fagioli sono il trucco. Ma non ditelo in giro, non se ne accorgeranno! Ingredienti per 1 grosso barattolo (½ kg minimo) - 235 ml di bevanda di soia al naturale
- 50 g di fagioli cannellini secchi (oppure 100 g di fagioli cannellini cotti)
- 100 g di nocciole sgusciate
- 100 g di cioccolato fondente
- 50 ml di olio extravergine di oliva delicato
- 20 g di cacao amaro 
- 10 datteri
- sale marino integrale (facoltativo) Preparazione
La sera precedente ammollate i fagioli (se partite dal prodotto secco) e le nocciole in poca acqua. Il giorno dopo, una volta cotti i fagioli e ben raffreddati, denocciolate i datteri e tritate finemente tutti gli ingredienti. 
Se avete un cutter che lavora senza scaldare troppo, potete radunarli nel bicchiere, partendo dalle nocciole, proseguendo con i fagioli, la bevanda di soia, l’olio, il cioccolato, i datteri e il cacao. 
Frullate fino a ottenere una crema compatta.
Se avete tempo e voglia, per rispettare le proprietà fisico-chimiche del cioccolato, vi consiglio di scioglierlo a bagnomaria per poi diluirlo con l’olio, la bevanda di soia portata a 40°C e gettarvi gli altri ingredienti, già frullati. Lavorate mantenendo a bagnomaria.
Per una consistenza più simile alle creme commerciali, oltre a sciogliere a bagnomaria, portate a 150 g la quantità di cioccolato.  Meglio usare sempre cacao e cioccolato crudi; ne guadagnerete in antiossidanti. ...

Questa non è una foto

Questa non è una foto

18/11/2016

Questa non è una foto, è un test: se vi viene da dire: «Che carino!!!» e avete più di otto anni, forse è il caso di porsi delle domande (e chiediamo scusa al cucciolo). ...

In ricordo di Ruby

In ricordo di Ruby

17/11/2016


La PETA, People for Ethical Treatment of Animals, non va per il sottile quando si tratta di difendere gli animali: le sue campagne e i messaggi shock fanno sempre il giro nel mondo… come questo funerale per i conigli.
Ci troviamo a Londra, nella modaiola Carnaby Street; ad attirare i passanti è un insieme di oggetti dall’aria familiare che però stonano decisamente in un posto del genere: una foto e una dedica incorniciate di nero, lumini, fiori e un libro delle condoglianze. Insomma, una veglia funebre in miniatura, in pieno centro, a Londra. «IN RICORDO DI RUBY» Il defunto si chiama «Ruby», un tenero coniglio bianco simbolo di tutti gli animali che vengono uccisi per l’industria della moda (dopo una breve vita di stenti, torture e sofferenza), senza ricevere un minimo di attenzione o compassione, figuriamoci un funerale. Anzi, più la loro esistenza viene tenuta nascosta agli occhi dei clienti, meglio è.
Ma a squarciare il velo della menzogna ci hanno pensato gli attivisti della PETA: hanno deciso di dare un nome e un volto a queste vittime innocenti, e di dedicare loro un momento di preghiera e di lutto allestendo tutto il necessario per una veglia funebre in piena regola. Molti passanti, colpiti e incuriositi, si sono inginocchiati, hanno dedicato un pensiero o lasciato una dedica. ...

The Art of Compassion

The Art of Compassion

15/11/2016

Questa storia ha inizio nel 2015. Leigh Sanders, da poco diventata vegana grazie anche al supporto di Veganuary (una campagnanata nel Regno Unito per diffondere il veganismo a livello mondiale attraverso consigli nutrizionali, indicazioni su dove fare la spesa e mangiare fuori ecc., ), vuole ricambiare concretamente il favore. E quale modo migliore che raccogliere fondi, attraverso un libro d’arte vegana?
Nasce così il progetto l’Arte della Compassione per mettere l’arte al servizio degli animali.
Un progetto che ha conosciuto una crescita è inarrestabile. Finora, sono stati pubblicati due calendari, sono state organizzate un’asta online e una campagna di crowdfunding ed è stato lanciato un progetto di «dining out cards», bigliettini da lasciare nei locali e nei ristoranti che offrono alternative vegane in menu.
Inoltre, sono in corso di sviluppo un progetto indirizzato specificamente ai bambini e un libro che racconterà la storia dell’iniziativa attraverso una raccolta di interviste e opere degli «artisti dei diritti animali» da tutto il mondo. ...

Cartoline dalla Maremma

Cartoline dalla Maremma

11/11/2016

Meno nota rispetto al resto della regione, la provincia di Grosseto è una delle gemme nascoste della Penisola. Abitata sin dall’antichità dagli Etruschi, conserva un vasto patrimonio archeologico tra cui le enigmatiche Vie Cave, dal fascino misterioso e inconsueto, oltre a gioielli naturalistici di grande bellezza, come l’Isola del Giglio e la Laguna di Orbetello. E nonostante l’offerta cruelty-free sia ancora molto limitata (l’unico ristorante vegan a Grosseto ha chiuso pochi mesi fa), il veg-viaggiatore può approfittare della eccellenze agricole di questo territorio. Due chicche tra le tante.
Per chi non lo sapesse, il miele vegan è sciroppo ottenuto dalla cottura di erbe selvatiche (spesso fiori di tarassaco o germogli di abete rosso), con in più acqua e zucchero. Si tratta di una ricetta tipica austriaca, di cui potrete trovare varie versioni su Internet (oltre anche a qualche prezioso produttore artigianale).
E poi gli «sfratti» che traggono il loro nome dalla storia della locale comunità ebraica: nel XVII secolo il Granduca di Toscana Cosimo I de’ Medici ordinò agli ebrei maremmani di lasciare le loro case e trasferirsi nel ghetto di Pitigliano. Qui idearono questo dolce a ricordo dei messi che, battendo alle porte delle loro case, intimarono loro di lasciarle. Lo sfratto ha infatti la forma di un bastone (mentre i «goym» sono i non-ebrei).   ...

Dalla Cina con sapore

Dalla Cina con sapore

10/11/2016

La pianta del mandarino è originaria della Cina, forse dell’Indocina, e per circa 3 mila anni era nota solo in questa parte dell’Asia. Giunto in Europa e in America soltanto nel corso del XIX secolo, deve il nome europeo al fatto che il colore del frutto ricorda quello dell’abbigliamento dei mandarini, gli alti funzionari dell’Impero cinese. Ecco una semplice ricetta per una bevanda dissentante. Ingredienti
- 3 mandarini
- 1 limone
- 750 g di zucchero
- 1 litro di succo di mandarino
- 200 ml di acqua Preparazione
Recuperate la scorza dei mandarini prima di spremerli per ottenere il succo.
Preparate uno sciroppo con lo zucchero e 1 bicchiere di acqua portato a ebollizione.
Aggiungete il succo dei 3 mandarini, il succo di mandarino, quello di limone e la scorza.
Portate a bollore, poi filtrate. Imbottigliate una volta freddo. ...

Vegani, ma non intransigenti

Vegani, ma non intransigenti

07/11/2016

Pioniera del veganismo, nutrizionista, scrittrice, attivista dei diritti civili, Tracye McQuirter è ancora poco conosciuta in Europa, ma negli Stati Uniti è un’eroina dell’alimentazione sana (e non solo). Il suo obiettivo? Cambiare il modo in cui si nutre l’America. Emma Letessier l'ha intervistata per Vegan Italy. D: Perché è diventata vegana? 
R: Una premessa: in qualità di vegana da oltre 30 anni, possi dirvi che il veganismo è uno stile di vita liberatorio, gioioso, sano e delizioso! In qualità di nutrizionista invece, posso dirvi che da più di 50 anni la ricerca scientifica ha stabilito che i cibi vegetali sono i più benefici per il nostro organismo: possono prevenire e invertire patologie cardiache, ictus, diabete, alcuni tipi di cancro e obesità. Inoltre, contribuiscono a salvare il pianeta e gli animali. Gli allevamenti intensivi e l’industria del latte producono più danni all’ambiente dell’intero settore dei trasporti. Come ripeto spesso, un hamburger nuoce alla Madre Terra più di un SUV. Per non parlare del dolore che risparmieremmo agli animali sacrificati e sfruttati. E poi, volete mettere il sapore? D: Che consiglio darebbe a chi volesse promuovere uno stile di vita vegano e salutare in famiglia?
R: Prima di tutto, di concentrarsi su di sé e di fare da esempio. Se i vostri cari fanno domande, spiegate loro la realtà degli allevamenti intensivi, documentatevi, leggete, partecipate ai convegni, andate nei locali vegani. Se intendono continuare, perfetto. Altrimenti, andate avanti per la vostra strada e lasciate che il resto avvenga naturalmente. Non siate troppo intransigenti. Ci sarà sempre gente che mangerà meglio di voi, e gente che mangerà peggio, quindi perché giudicare? (Almeno, non ad alta voce!). ...

Senza fissa dimora

Senza fissa dimora

04/11/2016

Incredibile ma vero! In un Paese come il nostro che si definisce «civile», il randagismo non solo è un fenomeno ancora molto diffuso ma non se ne conoscono le reali dimensioni, a causa di dati incompleti e mai aggiornati. 
Dalla Lav scopriamo infatti che risale al 2012 l’ultima stima ufficiale diffusa dal ministero della Salute.

In quella data, i cani randagi oscillavano tra 500 e 700 mila, che è già un dato quanto meno «eccentrico» dal punto di vista statistico, visto che tra la prima e la seconda cifra l’oscillazione è del 40%. Per i dati complessivi, cioè comprendenti tutti i randagi, non solo i cani, i dati ufficiali sono del 2008 e si riferiscono al 2006. Come a dire: di ciò che è oggi, non ne sappiamo nulla.
Ci sono poi dati tutti da meditare, come quelli forniti in occasione di un confronto interregionale sul randagismo organizzato dalla Regione Lombardia, che stimano in Italia, nel 2015, 131.302 cani detenuti nei canili, di cui 13.064 in quelli sanitari e 118.238 in quelli rifugio.

La legge prevede che i randagi siano prioritariamente condotti nei canili sanitari, per essere esaminati e curati; se non ci sono rischi sanitari, e solo dopo un periodo di quarantena, possono accedere ai canili rifugio Dall’analisi dei dati forniti da Regioni e Province Autonome, relativi agli anni 2014 e 2015, e comparando quelli del 2015 con i dati del ministero della Salute relativi al 2006, il fenomeno del randagismo sembrerebbe in flessione, ma con significative discrepanze tra nord e centro-sud, dove il numero dei cani detenuti in canile è ancora molto alto, e dove a questo numero si somma quello degli animali vaganti sul territorio, la cui riproduzione è spesso incontrollata.

I numeri però non dicono tutto. Parlare di canili in termini solo numerici non deve fare dimenticare i problemi legati alla loro gestione.In Italia ci sono ancora canili sovraffollati in cui una volta entrato il cane trascorrerà il resto della sua vita. Occorre vigilare, perché le strutture esistenti non si sentano in diritto di scendere sotto gli standard minimi riconosciuti di benessere. E altro non diciamo. ...

E' ora di zuppa!

E' ora di zuppa!

02/11/2016

L'autunno è tempo di zuppe. Ecco un ottimo momento per approfittare della particolare nota caratteristica delle Plantago in genere (e della Plantago lanceolata in particolare) dal caratteristico sapore di fungo.
Le foglie sono disponibili tutto l'anno e sono usate sia crude in insalata che cotte come gli spinaci. Bollendo rilasciano un odore simile a quello dei funghi champignon. Ecco una ricetta facile facile (per 4 persone) per una zuppa gustosa e fumante.  La sera precedente, ammollate in acqua 2 cucchiai di porcini essiccati.
Il giorno dopo scolateli, tritateli e filtrate l’acqua per eliminare le impurità. Lavate e mondate 100 g di ricacci di piantaggine, quindi gettateli in acqua bollente salata e attendete che tornino a galla. Passate sotto acqua fredda corrente finché sono freddi, quindi tritateli.
Preparate un trito di sedano, carota e scalogno in parti uguali: ne serviranno 3 cucchiai. Saltate in acqua e olio extravergine di oliva, sfumate con 1 cucchiaio di vino bianco secco.
Versate 4 cucchiai di fiocchi di avena, tostate leggermente, unite 4 tazze di brodo vegetale, compresa l’acqua di ammollo dei funghi accuratamente filtrata, e portate a ebollizione.
Abbassate il fuoco e cuocete altri 10 minuti. Nel frattempo, mondate e lavate 1 cipolla e tritatela finemente. Saltate in acqua e olio, insieme a 1 cm di stecca di cannella; unite i ricacci di piantaggine e i porcini e saltate brevemente.
Togliete la cannella e unite alla zuppa già cotta; terminate con 1 cucchiaio e ½ di succo di zenzero e servite calda, con pepe appena macinato. ...