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Rivista Kaizen Blog - Il massacro degli innocenti

Il massacro degli innocenti

04/08/2017 0 commenti
Il massacro degli innocenti

Nel settembre del 1939, agli albori della Seconda guerra mondiale, i cittadini di Londra fecero abbattere spontaneamente i loro cani e gatti: oltre 400 mila pets, il 26% della città, un numero sei volte maggiore di tutti i civili periti sotto i bombardamenti nel Regno Unito durante l’intero conflitto. Era necessario?

Molti non avevano ancora dimenticato la Prima guerra mondiale e il macabro spettacolo degli animali che vagavano per le vie di Londra, abbandonati, rinselvatichiti, affamati, disperati e perciò pericolosi. Eppure nel 1939 i viveri non scarseggiavano ancora, né si trattava di un ordine emanato «dall’alto». Fu piuttosto un’azione di massa, all’apparenza spontanea, nata dal terrore del conflitto incipiente, con lo spettro degli orrori della Prima guerra mondiale che ancora infestavano il Paese.
La scelta di sopprimere cani e gatti fu considerata un “riguardo” nei loro confronti. La coscienza collettiva venne messa a tacere distorcendo un massacro inutile in un sacrificio necessario e compassionevole.

E pensare che durante il conflitto, le bombe non facevano distinzioni tra creature a due o quattro zampe, ma neanche i soccorritori si tiravano indietro, quasi a volere ricostruire un’alleanza che il «massacro dei cuccioli» aveva incrinato. Già a novembre, appena due mesi dopo quel massacro sistematico, la stampa condannò il gesto: il Times lo definì irrazionale, la BBC inutile. Ma il danno era stato fatto. A distanza di quasi ottant’anni, la storica britannica Hilda Kean lo porta alla ribalta nel saggio The Great Cat and Dog Massacre, cercando di capirne le cause e le dinamiche e ampliando l’analisi al rapporto che l’essere umano ha con gli animali domestici in generale.

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