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Rivista Kaizen Blog - La rivoluzione vegetariana

La rivoluzione vegetariana

08/03/2017 0 commenti
La rivoluzione vegetariana

Il professor Alberto Capatti ha inaugurato un importante filone di ricerca storica sul movimento vegetariano che è sempre stato trasversale: è stato adottato da gruppi conservatori, dalla borghesia moderata, da gruppi anarchici. Alla radice di tutti i movimenti vegetariani c’è la convinzione che bisogna disintossicarsi dall’industrializzazione e che sia necessario dimostrare che il mondo vegetale è in grado di dare energia adeguata, mantenere l’autocontrollo e sviluppare valori sociali diffusi.
Secondo Capatti, i vegetariani dovrebbero preoccuparsi delle loro origini: le avanguardie vegetariane nate tra Ottocento e Novecento sono il movimento culturale più profondo e in grado di determinare cambiamenti sociali epocali.

«In Inghilterra, associazioni e riviste vegetariane sono nate fin dal 1840 (The Vegetarian Messenger è la rivista della Vegetarian Society), in Francia nel 1900 in occasione dell’esposizione universale» ci dice Capatti. «In Italia nel 1905, prima a Firenze e poi a Milano, con stretti legami con Lugano. Nel nostro Paese è stato soprattutto un movimento urbano, perché nelle città si è sofferto e percepito prima il costo dell’industrializzazione mentre nelle realtà rurali le persone erano di fatto, per necessità, vegetariane e quindi non potevano tematizzare la questione. «Personalmente, ho cominciato a occuparmi, come storico, delle origini dell’Associazione Vegetariana francese negli anni ’80. Poi lo scorso anno ho avuto la fortuna di poter accedere al Fondo Braidense e, in una settimana, sono riuscito a trovare la documentazione necessaria per scrivere il mio libro».

Su Vegan Italy di marzo l'intervista completa al professor Alberto Capatti.

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