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Rivista Kaizen Blog - ROSSO MAUGERI

ROSSO MAUGERI

09/11/2015 0 commenti
ROSSO MAUGERI

Paola Maugeri non ha bisogno di presentazioni, conosciamo la sua carriera di veejay, le sue interviste ai miti della musica italiana e internazionale e il suo impegno nella diffusione di una scelta di vita praticata in prima persona, la sua scelta di vita vegana e possibilmente a impatto zero.

Rubiamo alcune battute dalla conversazione amichevole, tra conterranei  veraci si può dire, tra Paola e Leonardo Caffo che ha trascorso con lei una giornata tipo, dalla radio, passando a scuola a prendere suo figlio, in una tiepita Milano settembrina, parlando di un mondo migliore in un mondo migliore. Ecco a voi una anticipazione del loro dialogo che troverete sul numero di novembre di Vegan Italy.

 

Leonardo Caffo: Paola, non si può certo dire che non ci piaccia osare. Le foto che ti ha scattato Cosimo Buccolieri mi lasciano una sensazione - c’è sangue ovunque, anzi, invece no: è pomodoro. Eppure mi sembra sangue, o almeno lo richiama.

Paola Maugeri: Sai, mi piace l’idea di pensare ai pomodori come una grande metafora: vedo quel rosso che scorre e penso anche io al sangue. Eppure l’unico rosso che scorre nella mia cucina è quello del pomodoro, della natura, un rosso “consentito.  L’unico cibo possibile, mi verrebbe da dire.

Dai, come si può far scorrere il vero sangue? Perché dovremmo mangiare animali? Il punto è che tutti lo fanno, ma non dovrebbero.

Io davvero il mangiar carne, sin da bambina, non l’ho mai capito e forse  non lo capirò mai.

Insegniamo ai bambini l’amore per gli animali – pensa a tutti quei libri che riproducono il muggito

per insegnare ai bambini cosa sia una mucca - e poi glieli mettiamo nel piatto: questo paradosso è davvero inaccettabile.

Io non lo accetto.

Quel rosso dei pomodori serve a straniare affinché la mia alimentazione consapevole possa far ragionare su quella abominevole a cui l’essere umano è praticamente assuefatto.

Ricordando la mia esperienza di bambina educo mio figlio e questa è la forma che do al mio desiderio di un futuro migliore.

Ad esempio, fin da piccolissima, ho sempre amato le galline e forse è da loro che ho imparato l’amore per gli animali. Così quando ho detto a mia madre che non avrei mangiato più carne, e certo all’epoca non sapevo cosa fosse il vegetarismo, mi ritrovai il mondo contro.

Ero a Catania, 34 anni fa - tu lo puoi immaginare, sei siciliano come me.

E chi aveva mai sentito parlare di vegetariani? Molti anni dopo fu lo stesso per il veganismo: fu solo andando a Londra e assistendo ad alcune manifestazioni pubbliche della Vegan Society che capii di esser vegana già da tempo.

E poi quei pomodori sono un risposta al classico argomento, secondo il quale anche le verdure soffrono: ora non è che io neghi che anche la natura vegetale abbia delle vibrazioni, ma non possiamo non porre la questione del sistema nervoso centrale. Come si fa a paragonare la sofferenza dei mammiferi a quella delle carote o, appunto, dei pomodori? Il dolore è proprio ciò che ci rende uguali agli animali e di questo dolore, che di contraltare significa rispetto, voglio siano coscienti anche i più piccoli.

Ogni creatura va rispettata, ma chi paragona un pomodoro a un maiale mente sapendo di mentire e prende

in giro in un colpo solo se stesso e infiniti esseri viventi e senzienti.

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